La testimonianza di Silvio Daneo

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Silvio Daneo vive in focolare da più di 50 anni. E’ stato per venticinque anni in Asia e accompagnò Cengia (Guido Mirti), nel 1966, insieme alla Gio’ (Giovanna Vernuccio) e due focolarine, per iniziare il Movimento dei Focolari nel continente asiatico, a Manila, nelle Filippine. Silvio sta scrivendo un libro su quegli anni di “prime pagine” in Asia. Lo ringrazio sentitamente per aver mandato questo piccolo stralcio che corrisponde ad una magnifica testimonianza su Maras:

Incontro del Movimento dei focolari con la Presidente MariaVoce (Emmaus) nelle Filippine nel 2010

Incontro del Movimento dei focolari con la Presidente MariaVoce (Emmaus) nelle Filippine il 24/01/2010

Tornati a Manila, dopo la primissima Mariapoli del maggio 1966, a Tagaytay, dopo soli due mesi dal nostro arrivo, la nostra vita non fu più la stessa. I nostri due piccoli appartamenti, vale a dire, i due piccoli “focolari”, quello femminile e quello maschile, erano presi d’assalto ormai quotidianamente dall’uno e dall’altro dei “mariapoliti” che da noi ormai si sentivano “a casa”! Oltretutto, poi, un elemento culturale rendeva ancora più facile questa “invasione di campo” che azzerava la nostra “privacy”, il fatto cioè che in buona parte dell’Asia, una volta che qualcuno è ammesso in casa come amico, quella casa diventa, in un certo senso, di comune proprietà, e quindi non ci sono né porta, né scale, né aree delimitate. Da noi, quindi, era comune trovarsi uno dei giovani che ormai frequentavano il “focolare”, sdraiato su uno dei due lettini, profondamente addormentato nella “siesta” pomeridiana … Ma, per noi, questo era un elemento che “aiutava” il rapporto, non era certo un disagio e tantomeno un disturbo!

Sbocciarono ben presto le prime chiamate al focolare, i primi sintomi di “vocazione”, insieme alle atre, ovviamente.

Sentivamo, Cengia ed io, i pesanti limiti che la situazione in cui vivevamo ci imponeva: la totale impossibilità di dare un benché minimo di formazione all’Opera; si poteva forse formare questi giovani a vivere la spiritualità, e, di fatto, ne erano rimasti conquistati. Ma, la stessa vita comune, il come si dovrebbe vivere in un “focolare”, essendo noi solo in due, e costretti a vivere una vita prevalentemente di corsa, sovrabbondantemente “apostolica”, non eravamo in grado di testimoniarla … Il Movimento poi, l’Opera di Maria, con tutte le sue vocazioni, le sua diramazioni, ecc., restava un bel racconto, inesorabilmente “astratto” e per di più con dei parametri squisitamente europei, se non addirittura “italiani” … Che cosa avrebbero capito, questi ragazzi, della “figura” del focolarino? Come avrebbero concepito i vari possibili impegni nell’ambito del Movimento, alcuni dei quali riconosciuti come vere e proprie “vocazioni” ? Ci sentivamo davvero impotenti, oltre che limitati.

 Loppiano, scuola di formazione per i primi focolarini asiatici

In quegli anni, provvidenzialmente, il Responsabile della formazione dei futuri focolarini, giunti da ogni parte del mondo, era Maras (Alfredo Zirondoli). Una persona straordinaria, sotto molti aspetti, ma, indubbiamente, con un dono molto speciale per la “formazione” dei giovani. Egli, pur non essendo mai stato in Asia e in nessuno dei continenti dai quali provenivano tutti quei ragazzi, sapeva capirli, ascoltarli, coglierne le caratteristiche più nascoste, ottimizzare quelle migliori. Soprattutto, riusciva con un’incredibile efficacia, a “formarli” veramente, sia alla spiritualità e alle varie espressioni del Movimento, sia come uomini, il che era importantissimo.

Nei nostri confronti poi, trattandosi della nascente zona asiatica, era particolarmente benevolo, accogliente: mai rifiutò uno solo dei candidati che mandavamo di tanto in tanto, anche se era evidente che essi avevano una preparazione alquanto scarsa. Sono persuaso che se Maras non fosse stato il Responsabile in quegli anni, molti dei focolarini asiatici oggi sparsi per il mondo, non ci sarebbero. Maras a dire il vero aveva questo particolare “carisma” con tutti, ma devo dire che con gli asiatici la cosa appariva alquanto sorprendente, data la distanza fra le culture. Oggi, alcuni di quei primi focolarini asiatici, da lui formati, sono Responsabili d’intere zone in diverse parti del mondo!

Ricordo quante volte Cengia commentava: “Certo che Maras è proprio un santo!”, dopo l’ennesima richiesta fattagli che accettasse alla scuola di formazione uno o due dei nostri ragazzi candidati “possibili”! Ma egli non fu generoso e magnanimo soltanto con candidati al focolare, ma anche con altri, di vocazioni diverse in seno al Movimento, che solo andando a Loppiano e incontrandosi con altri chiamati, come loro, all’una o all’altra vocazione, avrebbero potuto formarsi adeguatamente.

Maras non pose mai un ostacolo, mai una condizione, mai nominò il fattore economico, che pure aveva la sua importanza ed era chiaro che noi, da Manila, non eravamo in grado di inviare un solo quattrino, poiché, a fatica, riuscivamo a coprire le spese di viaggio, già così esose.

Su Maras e la realtà asiatica si potrebbe scrivere un libro intero, ma scrivendo io, qui, delle prime pagine del Movimento in Asia, che mi vide fra i protagonisti della primissima ora, è un dovere dare questo breve e modesto tributo ad un uomo che per il Movimento ha fatto cose straordinarie in tutta la sua lunghissima vita spesa solo per l’Ideale dell’unità, indubbiamente, un esempio luminoso fra i primi compagni di Chiara.

Silvio Daneo

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Comments

  1. Bellissimo; posso solo confermare ciò che Silvio ha scritto; ero a Loppiano quando i primi della Tailandia sono arrivati – ricordo quanto Maras li accoglieva con una delicatezza speciale entrando in quel loro “mondo” sconosciuto a tutti noi. Anche durante gli ultimi mesi di Cengia a Tagaytay nel 1992 – dove sono stato con lui – ha menzionato spesso Maras e l’apertura sua verso le vocazioni dei giovani che lui ha mandato a Loppiano per lasciarsi formare … Grazie per questa testimonianza!