In clinica a Milano

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Enrico Cavallini, medico che conobbe l'Ideale via Maras

Enrico Cavallini, medico che conobbe l’Ideale via Maras

Sempre in quel periodo un giorno il primario chirurgo mi chiama, ero in ospedale e mi dice: guardi è arrivata una contessa, lui era tutto emozionato, chissà perche? Per questa contessa evidentemente, bisognerebbe operarla subito, però ha un’occlusione intestinale, non sappiamo di che origine, è proprio in condizioni così gravi che temo che non sopravviva all’intervento, ma comunque lei non gli dica niente a questa donna perche lei non sa niente, gli dica soltanto che gli fa una puntura per togliere il dolore e basta poi quando lei  dorme la portiamo in sala operatoria… la operiamo, e a me è sembrata un po’ strana la cosa… comunque lui mi ha detto: faccia, faccia, faccia presto perché è urgente, uscendo ho trovato il marito di questa donna,un tipo, un conte… una persona un po’ originale, aveva la “caramella” all’occhio… (monocolo), e poi si capiva che lui non voleva che la moglie non sapesse niente, per cui mi seguiva continuamente finche sono arrivato nella stanza della moglie e si è messo davanti alla porta e però io vedendo questa donna in queste condizioni, tra l’altro era tutta truccata, e questo impediva di vedere la reale situazione delle mucose, della pelle, delle unghie soprattutto e poi questa aria così allampanata diceva: ”e allora mi tolga il dolore, mi faccia questa puntura” e allora ho capito che lì bisognava dire la verità, era una donna adulta con famiglia…non si poteva ingannarla in questo modo….allora ho detto al marito….guardi vorrei rimanere solo con l’ammalata e l’ho invitato a uscire come pure anche c’erano due crocerossine private e poi c’era un’infermiera privata anche quella…, delle abat-jour… tutte accese… era un’atmosfera falsa, fatata però di qualcosa che non era possibile…

Allora appena sono rimasto solo, ho detto “senta signora lei sa che adesso facciamo questa puntura però bisogna vedere l’origine  di questo dolore che lei ha all’addome quindi bisognerà fare un’operazione…”no !”… dice ”no! operazione! Nessuno me lo ha detto….ma come mai?”…e io …signora nessuno glielo ha detto ma è la verità… ecco… e lei dopo un poco di agitazione… ”ma i miei figli non sanno niente… e poi si è messa a piangere e io assistevo impotente però sapevo che il tempo passava… avrei dovuto mandarla in sala operatoria e comunque non l’ho più lasciata, l’ho messa sul lettino… lei continuava a piangere… siamo andati in sala operatoria… che lei non sapeva che sarebbe stata operata e quindi si guardava intorno… come dire… mi avete ingannata… e soprattutto il direttore vedendola sveglia mi ha detto…”faremo i conti, guardandomi… faremo i conti dopo”, per fortuna hanno aperto e hanno trovato un’aderenza, una briglia che era la conseguenza di un vecchio intervento fatto a lei e in fondo bastava resegare cioè tagliare questa aderenza e poi tutto si è canalizzato e quindi lei è stata bene, quando è uscita erano tutti contenti… però io dovevo partire d’urgenza per un altro ammalato che era in un’altra clinica e quindi il direttore non mi ha potuto parlare… (faremo i conti…)

Quando sono tornato lei era già uscita perché appunto stava bene, ma c’era nella mia stanza un mazzo di fiori… un bellissimo mazzo di fiori con un bigliettino  e diceva: la ringrazio perche mi ha insegnato che bisogna dire la verità, e ai miei figli dirò la verità.

Questo ha servito anche a me perché non è stato facile mettermi in contrasto con il direttore, c’era da perdere il posto però ho capito che io dovevo prendere una linea rischiare tutto ecco, perche questa donna in fondo aveva diritto di sapere ciò che la concerneva… sopratutto se c’era un pericolo di morte.