Con una signora e suo figlio handicappato….a Carpi

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                Quando ancora esercitavo l’attività medica a Milano, un giorno sono andato a trovare la mia famiglia che abita in Emilia e lì mi hanno detto che c’era una donna che continuava a chiedere a mia madre… “quando viene suo figlio”… perché vorrei fargli visitare mio figlio che non sta bene… ecco.mia mamma ha insistito e allora io sono andato da questa donna… naturalmente immaginavo che fosse una persona normale ammalata, e invece mi sono trovato di fronte a un mostro, era un ragazzo poco più di trenta centimetri di lunghezza tutto attorcigliato su se stesso, incosciente, con una testa enorme e una lingua che usciva dalla bocca per cui respirava male e io ho chiesto: ”ma quanto tempo è che è così?”…”Dalla nascita, però per me è la mia vita e io lo tengo con me, guai se morisse!.. perche  per me è la vita!…” e allora io non sapevo cosa fare… gli ho mosso un po’ la testa… così la lingua è arretrata e allora ha respirato meglio e lei ha detto… : ”vede che respira meglio… vede la ringrazio molto… è questo che desideravo… che stesse meglio perché… e ha ripetuto… questo mio figlio… che poi mi ha detto che aveva 19 anni… se questo mio figlio morisse io muoio anch’io!

Allora io non potendo fare niente col ragazzo ho pensato cosa potevo fare per la madre, e allora sul piano umano c’era poco da fare, vero!.. ma ho cercato sul piano soprannaturale se lei avesse dei motivi religiosi anche per vivere, ma in casa non c’era nessun segno… né un Crocifisso ne un’immagine della Madonna… e allora le ho chiesto però… ma lei crede in Dio?… è diventata seria… mi ha detto forte “No !”, non è possibile che se Dio esiste faccia soffrire così mio figlio ! …allora questa porta si era chiusa per me, mi sono avviato verso l’uscita e lei mi ringraziava continuamente e mi ha chiesto che cosa… quant’era che poteva dare a me per la mia prestazione… naturalmente io non ho detto niente… e allora lei ha preso un vasetto di fiori, una piantina che c’era sulla scala, -mi ricordo una scaletta di legno- e me l’ha data… “questo è per lei”… allora io giunto alla porta dell’uscita ho detto: ”guardi vuole fare qualcosa per me?… “Ma certo! Ma certo!

Dica ogni sera un’Ave Maria per me!….lei non ha battuto ciglio, però io avevo l’impressione che aveva capito e sono andato via, sono tornato a Milano. Dopo circa un mese, ricevo una lettera e in questa lettera c’era scritto… poche righe… lei diceva: mio figlio è morto, io sopravvivo, grazie di avermi insegnato a pregare.