Diario – Appunti di un medico (Maras)

Download PDF Maras
Maras a Loppiano

Maras a Loppiano

Un diario breve ma intensamente luminoso – Probabilmente scritto nel 1950 – (Nota di Luca Tamburelli)

15 luglio
Nella mia vita, se c’è una cosa che non ho proprio mai pensato di fare, è stato di scrivere un diario. Da qualche tempo però c’è dentro di me qualcosa che non riesco a definire, ma che ha tutte le caratteristiche di una cosa seria. E siccome appunto non so cosa sia, non riesco a parlarne a nessuno. Allora ho deciso di scriverne. Almeno cosí potrò fissare in qualche modo ciò che si sta maturando in me. E mi sfogo senza che gli altri si sentano a disagio. Poi… se son rose fioriranno; e una volta fiorite, può darsi che non scriva più nulla.

18 luglio
Oggi mi sono laureato; ho ricevuto, oltre alla lode, un’infinità di rallegramenti, di auguri, di strette di mano.
Io però non sono per nulla soddisfatto; speravo di più da una laurea… D’altronde non sono i titoli che fanno felice l’uomo: bastava osservare i visi dei professori presenti oggi alla discussione della tesi, per convincersene. E dire che passano per « arrivati »…
Certo, anche se non so cosa farò io, è matematico che una fine del genere non mi arride per nulla!

20 luglio
In ospedale hanno ricoverato un investito. E’ morto poco dopo. Guardandomi attorno ho notato che i miei colleghi non erano impressionati per nulla; forse ci hanno fatto l’abitudine. Capiterà anche a me di abituarmici? Parlandone con uno di loro, rilevavo come, in pratica, è stato un affare di pochissimo tempo: quando lo hanno ricoverato era cosciente, lucido e dopo poco era già morto. « Si è rotto un equilibrio — ha sentenziato il collega — e adesso è finito tutto ». Certo, è impressionante la superficialità di certe affermazioni! Soprattutto perché, oltre a non spiegare nulla, non tengono conto di certi fattori. Infatti, anche a prescindere dai due bambini che lascia, come si fa a pensare che tutto è finito? Sempre più mi rendo conto che, per chi non crede, ci vuole un miracolo per cambiargli le idee…

23 luglio
E’ venuto un rappresentante di medicinali e mi ha fatto una testa cosi per convincermi della bontà dei suoi prodotti. Alla fine mi ha promesso che, se ne prescriverò in abbondanza, mi farà omaggio di un costosissimo apparecchio.Io son rimasto un po’ perplesso, soprattutto perché non sapevo se era il caso di dirgli apertamente che mi pareva una proposta disonesta. Poi, un’ora appresso, è arrivato il rappresentante di un’altra casa farmaceutica e mi ha fatto analoghe proposte. Il guaio è che — fra l’altro — io non sono in grado di valutare personalmente quale dei due abbia i prodotti migliori. Domani chiederò a un collega. Comunque, per ora, ho deciso di non prescrivere nulla.

24 luglio
Il collega anziano, cui ho domandato il parere, mi ha dato una risposta sconcertante: « press’a poco — mi ha detto — la maggior parte dei prodotti farmaceutici si equivalgono: nessuno è perfettamente innocuo e nessuno è completamente efficace». Quando poi gli ho chiesto come si regola lui concretamente, mi ha risposto: « Vedi tu… Il mondo è fatto per viverci dentro… ».

26 luglio
Oggi mi ha avvicinato un collega e mi ha fatto uno strano discorso. Ha detto che se si vuol far carriera, non occorre aver tanti scrupoli e — soprattutto — non bisogna esser soli. Io ho fatto tutte le mie riserve, specialmente per quelli che lui chiamava « scrupoli », ma lui non ha cambiato tono. Se ne è andato sorridendo stranamente con l’aria di chi dice: « Fra un mese, al massimo, mi verrai a cercare…».

30 luglio
Stamane per poco non rischio una querela per diffamazione! Eppure mi ero semplicemente limitato ad esprimere il mio pensiero: cioè, che certi trattamenti sugli ammalati, anche se è per il progresso della scienza e per il bene comune, hanno tutte le caratteristiche di esperimenti veri e propri.
Mi hanno dato tutti sulla voce e mi hanno minacciato. Forse, trattandosi di problemi di coscienza, dovrò chiedere consiglio a qualche sacerdote.

6 agosto
Il sacerdote dal quale mi sono recato mi ha dato tanti buoni consigli, ma soprattutto mi ha detto di influire nell’ambiente. A me sembra impossibile, specialmente perché, oltre a essere io il più giovane di tutti, sono anche solo e « una noce in un sacco… ». Per cui sono veramente preoccupato.

20 agosto
Stasera, al ristorante, ho fatto uno strano incontro. Un collega mi ha presentato un suo amico che aveva una espressione cosi serena e, al tempo stesso, cosi vivace come non avevo mai visto. Osservandolo attentamente e ascoltandolo, ho notato una profondità e un equilibrio addirittura eccezionali. Quello che diceva, poi, mi ha impressionato moltissimo e, anche se ora non ricordo bene i particolari, mi è parso di capire che una cosa del genere « mutatis mutandis » — doveva essere capitata a Matteo quando si era sentito dire da Gesú: « Vieni e seguimi! ». Mi è rimasto un gran desiderio di rivederlo, anche se dovessi rinunciare a tutti i concerti alla Scala per i quali mi sono già prenotato. Ho dimenticato di chiedergli dove lavora! certamente non in un ambiente come il mio, altrimenti come farebbe a essere cosi sereno!?

21 agosto
L’incontro di ieri sera, non son riuscito a dimenticarlo per tutta la giornata. Stasera l’ho rivisto; mi ha parlato del suo ambiente di lavoro: è impiegato all’ufficio anagrafe, e i fatti che là sono accaduti hanno veramente dello straordinario. Mi ha detto che molti colleghi, prima convinti materialisti, ora hanno cambiato idea e vita, solamente perché lui cercava di essere « cristiano ». Certo che la sua idea del « cristiano », veramente « alter Christus », è tanto piú completa della mia…

1 settembre
Stamane, in sala operatoria, è morto, per un’emorragia, un ragazzo di diciotto anni. Tutti erano dispiaciuti, però tutti cercavano di giustificarsi dando la colpa agli altri. Se lo sapesse il mio amico…! Stasera, aprendo a caso il Vangelo, ho letto: « Ama il tuo prossimo come te stesso… ». Mi viene da domandarmi se in ospedale se la ricordano questa massima. Certo che quel mio amico me l’ha ricordata con la sua sola presenza… Bisognerà che cerchi di fare altrettanto anch’io. E’ proprio necessario che lo incontri il piú possibile!

20 settembre
Stasera sono stato invitato a teatro. Doveva essere uno spettacolo riposante e invece io ne sono rimasto disgustato. Possibile che si debba ridere di tutto, anche dei valori più alti, col pretesto di fare dello spirito?

20 ottobre
Stamane ho accompagnato Luigino allo zoo. E’ stato per far contento lui e — come risultato — mi sono divertito anch’io. E’ proprio vero che val sempre la pena di dare…! Particolarmente interessante era vedere come ogni animale avesse delle caratteristiche tutte sue proprie. Per esempio, la chiassosità movimentata delle foche non era paragonabile a quella di nessun altro animale; la stessa cosa si poteva dire per la goffaggine dell’orso bianco che, immerso a metà in una vasca, non riusciva a infilare una zampa in un vecchio copertone di automobile. Luigino era molto divertito e — a differenza dell’amichetto improvvisato, che trovava interessanti solo le scimmie — metteva in rilievo in ogni animale il particolare che lo qualificava. Cosi il leone era maestoso, l’elefante pesante, il gattopardo prudente, la gazzella svelta, il serpente infido, ecc.

Quando più tardi sono rientrato in ospedale, ho trovato alcuni colleghi che parlottavano fra loro. Ce l’avevano con un tipo che definivano « infido ». In quella passò il direttore, e qualcuno — accennando alla sua lentezza — lo chiamò « goffo ». Poi fu la volta dell’« aiuto » che, a detta di tutti, era « prudente », e, di questo passo, tutti gli aggettivi che Luigino aveva attribuito agli animali, erano dai colleghi usati per valutare gli uomini…! Meno male che questa sera ho trovato un bel libro. A un certo punto diceva che « essendo Gesù venuto sulla terra a dare all’uomo la possibilità di un fine soprannaturale, non esiste — se si vuole escludere questo ultimo — l’uomo perfetto ” naturalmente “; o è figlio di Dio o non è perfetto neppure come uomo… ». E, con l’esperienza di questo pomeriggio, lo capivo perfettamente! Non era certo un trattarsi da uomini il considerarsi per quanto uno è pesante o svelto…

23 ottobre
Stasera ho rivisto l’amico. Non era solo, e mi ha presentato i suoi compagni. Sono stranamente tutti assomiglianti, non nel fisico, bensí nella espressione di ogni loro atto o parola, che denotano alla base la stessa fede e la stessa vita. Sono rimasto contento di trovarmi con loro. E’ la prima volta nella vita che mi trovo contento pur con tanta gente.
Certo che o il cristianesimo è sociale — in un modo o nell’altro — o non è cristianesimo! Prima non l’avevo capito!

24 ottobre
La faccenda dei colleghi che si valutano perché sono svelti o prudenti o forti o « in gamba » (questo, Luigino non l’ha detto di nessun animale) ha avuto un seguito. Infatti oggi ho sentito dire, di una persona, che era intelligente. « Meno male — ho pensato — questa almeno è una valutazione umana e non animalesca ». Però dopo nemmeno un’ora è arrivato un collega con una interessantissima notizia: in una città del Nord Italia c’era una cagnolina che sapeva scrivere…!
« Sarà addomesticata » — ho detto io.
« Nemmeno per idea — ha replicato l’altro — intelligente, ecco tutto! ».

Mi stavano cadendo le braccia, quando mi sono ricordato che Gesù aveva pagato per tutta questa gente…

3 novembre
Stamane avrei dovuto fare un esperimento su di un gatto. Però il gatto non c’era. Ho chiesto il perché e mi hanno risposto che nessuno osava andarlo a prendere. « Diamine — ho pensato — cosa ci vorrà a prendere un gatto! ». E ho deciso di andare io. Certo che, quando mi sono trovato di fronte alla stanza ripiena di gatti, aggrappati fin ai muri e al soffitto, soffianti e minacciosi, col pelo irto sulla schiena e la coda grossa come uno spazzettone, mi son ben reso conto che ad entrare si correva — per lo meno — un certo pericolo! Allora mi son fatto spiegare cos’era accaduto. E mi hanno raccontato tutto il procedimento con cui questi gatti erano stati presi e portati lí. Erano stati raccolti nelle campagne, dopo averli adescati con pesciolini; indi gettati in un sacco, dove già altri malcapitati attendevano, e infine, dopo uno sballottamento di alcune ore sul manubrio di una bicicletta, erano stati lasciati liberi in quella stanza. Poi, quando un medico ne aveva richiesto uno per un esperimento, il portiere era entrato nella stanza, con una cassetta aperta sotto il braccio, aveva afferrato — di sorpresa — un gatto per la coda, lo aveva roteato alcune volte in aria — sfruttando la forza centrifuga che obbligava le zampe e relative unghie a rimanere proiettate nel vuoto —e alla fine l’aveva scaraventato nella cassetta, richiudendovi sopra il coperchio. L’agitazione dei gatti rimasti era quindi comprensibilissima…!
Io però non avevo tempo da perdere e soprattutto non riuscivo a concepire come si potesse avere paura.

Allora sono entrato nella stanza, deciso, e mi sono avvicinato delicatamente a un gatto — il più vicino che avevo — chiamandolo come si chiamano tutti i gatti. Dopo circa un quarto d’ora di tentativi di approccio, si è convinto a lasciarsi prendere. E cosí, fra lo stupore attonito di tutto il personale dell’istituto, radunatosi davanti alla porta, sono uscito col gatto sulle spalle e mi sono avviato per iniziare l’esperimento.

5 novembre
La cattura del gatto di ieri ha avuto un seguito. Infatti non mi ricordavo di avere detto a un assistente che mi guardava spaventato — quasi avessi operato un prodigio —: « Si tratta di una cosa normale; in fondo anche san Francesco ammansiva i lupi e parlava agli uccelli…! ». Io intendevo dire che l’amore è l’unica legge dell’universo alla quale quindi neppure gli animali sono insensibili, ma siccome non ho dato l’intera spiegazione, tutti hanno preso per assolute le mie parole. Me ne sono reso conto stamane vedendo la religiosa riverenza con la quale tutti mi guardavano. Per un attimo mi veniva fatto di ridere, ma poi ho pensato che conveniva forse approfittare di questa fiducia, per parlare loro di Dio. E cosí ho fatto subito e mi pare che la cosa funzioni.

10 novembre
In istituto, dove mi sono recato stamane per continuare le ricerche sui nuovi farmaci, c’era un gran trambusto. Era scappato un gatto cui avevano inoculato il virus della rabbia ed ora minacciava di oltrepassare il muro di cinta ed entrare in città. La situazione appariva grave, soprattutto perché le persone che si erano accinte all’opera del suo recupero, avevano una paura tremenda. Quando mi hanno visto entrare, mi hanno accolto con grandissima soddisfazione. Erano certi che ci avrei pensato io…!
Sono rimasto molto perplesso di fronte a questa impresa, pur considerando l’importanza della cosa e la fiducia di tutti che non volevo deludere. Non sapevo se fosse bene rischiare — come minimo — di dovermi poi sottoporre a un trattamento antirabbico… Però siccome intanto il tempo passava ed erano tutti li che aspettavano, li ho rassicurati che ci avrei pensato io: tornassero pure ciascuno al proprio lavoro.
Ero appena rimasto solo che ho visto il gatto in fondo al giardino che passeggiava tranquillamente. Non aveva l’aspetto di un animale rabbioso. Lo chiamai e si fermò; mi avviai verso di lui e senza alcuna difficoltà lo riportai in gabbia. Non sapevo rendermi conto di come mai la cosa fosse andata cosí liscia. Solo dopo ho saputo che il virus della rabbia gli era stato inoculato da qualche ora e quindi non aveva avuto il tempo di agire. Veramente la paura fa spesso scambiare lucciole per lanterne…

Ripensandoci stasera mi pare che la cosa, anche se semplicissima, io l’avevo affrontata con una disposizione e una serietà che per sé stesse avevano valore. E’ forse per questo che il Signore, dopo aver chiesto tutto, in pratica si limita il più delle volte a domandarci piccole cose: perché hanno lo stesso valore delle grandi, se c’è alla base questa intenzionale donazione totalitaria.

18 aprile
La faccenda di influire sull’ambiente — come raccomandava quel sacerdote consultato alcuni mesi fa — comincia a verificarsi. Contro ogni previsione, il mio cambiamento ha condizionato un cambiamento di quasi tutti quelli che mi circondano. Perfino il portiere — a cui non ho mai dato mance — mi manifesta tanta simpatia e ora non parla quasi piú male di nessuno. E tutto è cominciato da quando io ho cercato di « amare Gesú in ogni prossimo », come mi avevano insegnato — soprattutto con l’esempio — quei miei amici. Se l’avessi saputo prima…!
I miei colleghi poi sono irriconoscibili. Stamane, per esempio, ho ricoverato un caso disperato e tutti si sono prestati ad aiutarmi. Per cui, se stasera questi stava molto meglio, il merito era soprattutto loro. E anche se molti ammalati, tra i tanti reparti, preferiscono il nostro, è in pratica perché si sentono curati meglio.

12 maggio
Stamane in ospedale c’è stato un po’ di traffico. Si doveva decidere se operare un’anziana signora: era un caso molto dubbio. Però a un certo punto, dietro le pressioni dell’ammalata e dei parenti, il chirurgo si era deciso ad operare. Quando sono arrivato la paziente era già in sala operatoria. Quel che ho potuto fare è stato di farle presente, in modo delicato ma anche molto chiaro, tutto il rischio che correva, e poi di chiederle se si era confessata. Mi ha risposto di no, che però desiderava proprio farlo; anzi avrebbe voluto anche fare la comunione, ma che nessuno glielo aveva proposto. Allora sono uscito dalla sala operatoria e sono corso a cercare un sacerdote. Fra una cosa e l’altra ci ho messo un certo tempo per trovarlo, spiegargli e aiutarlo a prepararsi. Per cui, quando sono rientrato in sala operatoria con lui, che portava il Santissimo, ho trovato un discreto caos… Soprattutto mi si rimproverava di essere « inopportuno e intempestivo »! Io capivo benissimo, ma Dio prima di tutto!

Mentre eravamo tutti usciti per lasciare al sacerdote la libertà di confessare, al vedere quella intera équipe immobilizzata da quaranta minuti circa — con abiti sterili e mani inguantate sollevate in aria per non sapere dove appoggiarle — mi pareva proprio di averla combinata grossa.
Meno male che mi son venute in mente le parole di Gesù: « Chi mi testimonierà davanti agli uomini, io lo testimonierò davanti al Padre mio…»! E questo mi ha dato tanta pace. Quando finalmente il sacerdote è uscito, ci siamo accinti ad iniziare l’intervento. La donna prima di addormentarsi mi ha sorriso, mi ha detto « grazie » e mi ha bisbigliato: « Arrivederci »!
Ma, nonostante le precauzioni prese e gli sforzi di tutti, la paziente non ha superato l’intervento.
Ci rivedremo in paradiso.

31 maggio
Rientrando in ospedale, stasera, ho trovato il chirurgo e il radiologo che discutevano animatamente su di un paziente moribondo ricoverato da poco. Alla fine si sono messi d’accordo sul fatto che non valeva la pena di operarlo dato che la sua morte era questione di minuti. Io non sapevo cosa pensare; solo che, siccome il paziente stava bisbigliando qualcosa, mi sono avvicinato a lui per capire cosa volesse. E ho sentito che bestemmiava. Mi ha fatto un’impressione enorme, ma contemporaneamente mi è venuta una grande ansia di salvarlo a tutti i costi. E siccome, se c’era speranza —una su diecimila — questa era nell’intervento, ho detto al chirurgo che, secondo me, occorreva operare subito. Mi hanno guardato male, sia lui che il radiologo, però, poiché io ero irremovibile, mi hanno seguito — quasi automaticamente — in sala operatoria e «declinando ogni responsabilità» si sono decisi ad intervenire.

Certo, la forza per dominare la situazione cosi scabrosa io non so da dove mi venisse; in fin dei conti ero il più giovane e il più inesperto di tutti. Probabilmente è perché, pur non distraendomi un attimo dal mio lavoro, continuavo a pregare. Sta di fatto che a un certo punto tutti si sono accorti, con grande meraviglia, che si trattava di un caso meno grave del previsto. E pensare che se non si fosse operato, il paziente sarebbe sicuramente morto. Ora invece avrà almeno la possibilità di ritrovare Dio.

Alfredo Zirondoli Maras

Video di foto realizzato da Valerio Mezzini che ringrazio di cuore

Ogni pagina puo’ essere scaricata in PDF, cliccando sull’icona rossa in alto a sinistra.

About Luca Tamburelli

Sposato e padre di fue figli, vivo in Francia, a Annonay, presso Lione. Sono amico di Maras e di moltissimi suoi amici.

Comments

  1. Michel Vandeleene says

    Bellissimo questo diario! E quanto significativo!!! Maras insoddisfatto che aspetta qualcosa, giovanissimo medico, conosce l’Ideale e comincia subito a viverlo con frutto! Mi ricordo che quando ci ha raccontato la sua storia alla scuola dei popi nel 1980 ci aveva raccontato alcune di queste sue prime splendide esperienze! Quante poi sono seguite! Grazie, Luca, di averci fatto conoscere questo diario!