Aurelio Lagorio nella testimonianza di Felix Wagemans

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Felix Wagemans

Ho letto il libro su Aurelio Lagorio, mi ha fatto tanto piacere. L’ho letto d’un tratto e mi sono trovato per un giorno intero più di 50 anni indietro. Stranamente non mi accorgevo, mi sembrava di vivere dentro in una realità senza tempo. E infatti, in Dio non c’è tempo e Aurelio ora vive sempre con noi in una Mariapoli senza frontiere. Strano, ma vero!

In certi momenti mi sembrava di vivere con lui, nel nostro focolare, nella casetta 1 a Campogiallo. Mi venivano in mente le sue parole. Raccontava le sue esperienze molto semplici, come viveva in Uruguay l’ultimo anno senza i famigliari. Aveva sofferto la fame, e per questo motivo, ancora due o tre anni dopo mangiava sempre di più di noi. Ma non nascondeva questa avidità, non si vergognava, era una cosa naturale come tutto quello che faceva, era naturale (e soprannaturale) in lui.
I nostri rapporti erano semplici, niente di speciale. Aurelio stesso era un popo semplice, non aveva quella esuberanza o quei talenti che si risconta in altri per cui poi si ricordano aneddoti ancora dopo tanti anni. Lo svantaggio di questo è che tante cose belle dette nella semplicità della vita quotidiana sono state presto dimenticate.

Io sono stato a Loppiano alla scuola di formazione nel 1966-’67 e un periodo sono stato in focolare con Aurelio e Riccardo Togni come responsabile di focolare. Ad un certo momento Riccardo ha dovuto assentarsi e Maras, arrivato da poco come responsabile della scuola dei Focolarini, ha indicato Aurelio come perno di unità. Mi ricordo molto bene che in uno di quei primi giorni con Aurelio, abbiamo fatto meditazione con uno scritto di Chiara che citava un santo/a sul “farsi santi in quaranta giorni”. E’ riportato anche nel libro a pag. 65: “Un’anima fa molto più progresso in quaranta giorni corrispondendo sempre alla grazia, che in quaranta anni di tiepidezza”. In quel momento Aurelio ci ha proposto di fare un patto fra noi, del nostro focolare, di farci santi veramente durante quei prossimi quaranta giorni. (Qui devo precisare che questa era una caratteristica di Aurelio, quella di prendere tutto alla lettera, che a me sembrava esagerata, che tante volte mi meravigliavo, ma questa era anche una cosa bella in lui). In quel momento avevo fatto anche una piccola discussione che era molto rara con Aurelio. Perché a me sembrava un po’ irrealistico: farsi santi è una cosa dura che chiede tanti anni. Allora come fare questo in quaranta giorni? Ma Aurelio non dava concessioni; aveva come si dice nel libro una ‘testardaggine’ (p.23). Ma subito dopo avevo perso le mie idee e ricomponevamo l’unità attorno a Aurelio; Gesù in mezzo a noi era molto più importante. Noi tutti, eravamo in sette, abbiamo vissuto intensamente questo patto, giorno dopo giorno. Io non ho potuto finire questi quaranta giorni con loro, perché su richiesta di Don Foresi sono andato a Grottaferrata per lavorare a Città Nuova. Non so com’è successo che io sono finito in quel’elenco di popi maturi che hanno lasciato Loppiano per andare a Grottaferrata, certamente Aurelio lo era più di me…
Oltre al suo carattere semplice, mi piaceva in Aurelio anche la sua coerenza di vita. E poi devo dire ancora qualcosa della sua umiltà. Aurelio non era un popo che si metteva in luce. Leggo a p.89 le sue parole: “Ma che mi importa del lavoro? Che mi importa anche dell’unità? Mi importa amare Dio”. Tanti altri fatti, descritti nel libro mostrano quest’umiltà.

Maras con Chiara e Athenagoras

Maras con Chiara e Athenagoras

Ho letto nel libro (p.80) che un giorno alla Comunione Aurelio aveva rinnovato la sua consacrazione a Gesù Abbandonato, mettendo tutto nel cuore di Maria e offrendo tutto, preghiere, lavoro, piccole croci, per il viaggio di Athenagoras, affinché si giunga presto all’ unità. Grazie alle note in basso della pagina capisco che si trattava del famoso incontro di Athenagoras con il papa Paolo VI a San Pietro nel 1967. Mi sembra utile di dare qualche precisione al riguardo. Nella primavera del ’67 Chiara aveva incontrato Athenagoras per la prima volta, ed era anche la prima volta che l’Opera era confrontata con il mondo ortodosso (con i protestanti in Germania avevamo già contatti da alcuni anni). Ma a Loppiano dove vivevamo noi, Aurelio e io, l’evento era di un’importanza ancora maggiore, perché Chiara aveva scelto proprio Maras per accompagnarla, a Istambul (insieme ad Eli Folonari) per la sua conoscenza del Francese (la conversazione con Athenagoras sarebbe stata in Francese). Alcuni mesi più tardi, mentre Athenagoras incontrava il Papa a Roma, non ero più a Loppiano, ma in un focolare di Grottaferrata, e insieme con tanti popi e pope della Mariapoli Romana ero presente in San Pietro durante l’incontro e la cerimonia di Athenagoras col Papa. Aurelio si offriva, mentre io godevo dell’evento. In quel momento, noi tutti avevamo la forte impressione che l’unità delle due Chiese, anzi l’unica Chiesa di Cristo, di Est e Ovest, si stava realizzando. In seguito quest’unità non si è realizzata pienamente, nonostante Athenagoras, ma i tempi non erano ancora maturi.

A Natale ’67 eravamo di nuovo insieme, Aurelio e io a Rocca di Papa, per me era il primo raduno dei Focolarini (forse anche per Aurelio). Una cosa che mi ha colpito tanto è il discorso di Chiara, che è riportato anche nel libro (p.80): “Ci ritroveremo la prossima volta, se Dio vorrà; se qualcuno mancherà e sarà in Paradiso, lo troveremo quando ci uniremo con Gesù nell’ Eucaristia, perché in Dio ci sono tutti. Che volete, la Mariapoli in terra passa, in cielo rimarrà per sempre”.

E infatti, l’anno dopo, Aurelio si trovava in Paradiso. Ho saputo della sua partenza, penso la sera dopo il mio lavoro il 27 marzo 1968, o il giorno dopo, arrivando a casa nel focolare di Bruxelles. In quel tempo non esisteva internet, e la notizia ci è arrivata con un telegramma di Chiara, molto breve, di due righe, come si faceva in quel tempo. Per me è stato un colpo. Essendo io l’unico del focolare che conosceva Aurelio da vicino, mi è stato difficile comunicare pienamente quello che sentivo; mi ricordavo benissimo il patto che avevamo fatto con Aurelio un anno prima.

About Luca Tamburelli

Sposato e padre di fue figli, vivo in Francia, a Annonay, presso Lione. Sono amico di Maras e di moltissimi suoi amici.

Comments

  1. Lucas MAGNUS says

    Bellissimo, Grazie a Felix per questa bellissima testimonianza.
    Grazie a Luca, a Giannino e altri per la divulgazione di questo sito su Maras, Aurelio. Ci porta vicino alla Mariapoli celeste.
    Luk Magnus