16- Commento alle letture: ”Risplenda la luce nelle tenebre”.

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Loppiano, Casa Emmaus

Loppiano, Casa Emmaus

PREMESSA

Quella che segue è una trascrizione da un commento di Maras al Vangelo del giorno. Si tratta quindi di una trascrizione di un parlato che espressamente non abbiamo voluto cambiare per rispetto dell’autore ben sapendo che al lettore richiederà un supplemento di attenzione. Maras in queste conversazioni, partiva dalle letture del giorno e le commentava direttamente senza nessun altro supporto se non il Vangelo e l’attenzione di chi ascoltava.

Risplenda la luce nelle tenebre”. Ha fatto risplendere in noi la luce per farci conoscere la gloria di Dio riflessa sul volto di Cristo”. (2 Cor. 4, 6).

Dio è luce: questa stessa luce è stata data a voi, è stata depositata nei vostri cuori”. Cioè se voi amate, avete accolto questa luce, affinché sia conosciuto Dio. Dio è venuto in voi perché voi lo conosciate e lo facciate conoscere affinché la conoscenza della gloria divina risplenda e si capisca che questa gloria divina è quella stessa che è sul volto di Cristo.

Noi col battesimo, con la grazia, con l’amore abbiamo accolto questa luce che è stata depositata in noi, proprio come un deposito, nel nostro cuore, nella nostra capacità d’amare, affinché sia conosciuto il Dio di Cristo, lo stesso Dio di Cristo, perché sia conosciuto come figlio di Dio e non solo come uomo; e voi avete nel vostro cuore questa luce che è la stessa luce che brilla sul volto di Cristo. Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, di argilla, cioè molto fragili, perché sia chiaro che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi.

Siamo tribolati, ma non schiacciati

Infatti noi siamo tribolati da ogni parte, siamo sconvolti da ogni parte, perseguitati, colpiti, portiamo nel nostro corpo la morte di Gesù; però, contemporaneamente, non siamo schiacciati, non siamo disperati, non siamo abbandonati, non siamo uccisi e portiamo anche la vita di Gesù nel nostro corpo. Quindi contemporaneamente siamo tribolati, ma non schiacciati; sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi. Portiamo sempre e dappertutto nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Infatti noi che siamo vivi siamo sempre esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifestata nella nostra carne mortale.

E’ un po’ il commento alla Parola di Vita: “Quando siamo deboli è allora che siamo forti”. Se non siamo coscienti della nostra debolezza, siamo incoscienti: basta vedere come siamo indelicati, instabili, insicuri, incostanti, infedeli. Però c’è in noi qualcosa che non è nostro, che è vero, che è stabile, fedele, che è la vita di Dio in noi, quella stessa vita di Gesù, quel Gesù nel quale noi ci confrontiamo, ci rispecchiamo. E’ quel volto, non quello fisico, quella fisionomia di Gesù che noi conosciamo, l’abbiamo letto nel Vangelo. Noi, infatti, sentiamo dentro di noi una vita nuova che non è nostra, perché sentiamo in mezzo a noi questa presenza di Gesù: “Manifestami il tuo volto”. Noi dobbiamo sentire allora contemporaneamente queste due cose: la parte nostra umana che è debole, perseguitata e moribonda; e la parte divina in noi che è invece forte, vincitrice, viva.

Campagna di Loppiano, sullo sfondo la fattoria Tracolle

Campagna di Loppiano, sullo sfondo la fattoria Tracolle

E mentre da un lato siamo buoni a nulla perché sempre più stanchi, sempre più privi di energie, forza, intelligenza; sempre più contemporaneamente si vede in noi una luce, che non è di questo mondo, una forza che non è di questo mondo. Perché Chiara, anche se ammalata e stanca, è sempre così forte nelle sue affermazioni? Da dove viene questa forza?

Noi vediamo che siamo incostanti, però vogliamo essere costanti. Vediamo che dentro di noi c’è qualcuno che è vero. Noi siamo dubbiosi tante volte e non sappiamo cosa fare, non sappiamo chi siamo, non sappiamo qual è la volontà di Dio eppure diamo a tutti gli altri la certezza della volontà di Dio, la certezza dell’esistenza di Dio, dell’amore di Dio. E noi tante volte non sentiamo la presenza di Dio, l’amore di Dio. Potremmo dire che abbiamo dubbi di fede, di tutto … Però diamo agli altri questa certezza e gli altri si convincono. Non sappiamo qual è la nostra strada. Diciamo ad uno: “Vieni e seguimi” e quello lascia tutto e ci segue. E sono parole di Gesù. Siamo magari stanchissimi spiritualmente e diciamo: “Su, alzati e cammina” e quella persona si converte e cambia vita.

Debole, ma forte

Questa è la realtà del cristiano, quella che dice S. Paolo: “Debole, ma forte”. E più siamo coscienti della nostra debolezza e più la forza di Dio si manifesta in noi e cioè noi per primi siamo coscienti che è Dio che fa. Ed anche gli altri si accorgono della stessa cosa. Vivendo insieme noi vediamo che il prossimo è debole. Però ad un certo punto quel nostro prossimo dice una cosa che è vera, che è forte, che è travolgente. Quello stesso prossimo che un attimo dopo è debole, va giù. Quindi, quando siamo deboli è allora che siamo forti.

Poi ci sono dei momenti di prova nella vita spirituale e più andiamo avanti, più abbiamo delle prove (= croce = indebolisce); la croce distrugge tutto ciò che è umano, lo piega, lo fiacca. Lì si sente una forza che viene da Dio in questa debolezza, che viene ugualmente da Dio attraverso la croce. Perciò Chiara dice: “Non giudicate mai”. Perciò Suor Lucia (1) dice: “Non giudicate mai quelli che soffrono, perché nella sofferenza c’è sempre una parte di Dio e una parte dell’uomo e sono mescolate”. “Voi vedete solo la parte dell’uomo – dice Gesù a Suor Lucia – Voi vedete uno che soffre, uno che è stanco, uno che è giù, uno che è triste. Questa è la parte dell’uomo, ma non sapete qual è la parte di Dio”.

Dice Gesù a Suor Lucia: “Quando io ero sulla croce, gli uomini che erano attorno a me vedevano solo la mia parte umana: Chiama Eli, ha sete. E non capivano la parte di Dio che era nascosta dalla mia umanità stessa che gridava. Ecco, anche voi, quando la vostra umanità grida, cioè siete deboli, gli altri vedono soltanto la debolezza. Però chi è illuminato, chi è attento, chi è figlio di Dio e vede le cose non da carne, sente che lì sotto c’è Dio. Quindi non giudicate mai quelli che soffrono”.

Preoccupiamoci solo di amare

In questa nostra vita abbiamo avuto dei modelli, dei santi, dei fratelli maggiori che ci han dato l’esempio: non preoccupiamoci. Anche loro si sono sentiti stanchi, peccatori. S. Caterina ha gridato 80 volte prima di morire: “Signore, ho peccato!” e non era vero. Però lei sentiva così. Perciò non preoccupiamoci mai di quello che sentiamo. Preoccupiamoci solo di amare, ché questo vale, questo sale al Cielo: l’amore, non le nostre impressioni. Noi non viviamo di impressioni, noi viviamo di amore. Noi non dobbiamo dare agli altri le impressioni, ma l’amore. Noi dobbiamo dare a Dio non le impressioni, ma l’amore. Noi sentiremo contemporaneamente di essere perseguitati, di essere moribondi, di non farcela più. Però quello che più conta è che noi possiamo amare. Moribondi, ma amiamo. Perseguitati, ma amiamo. Peccatori, ma amiamo.

Ricordo una volta una focolarina che diceva: “Io sto morendo, però adesso posso ancora amare. Io sono un peso inutile, ma posso ancora amare: e questo attimo vale”.

Quando sembrava che la Chiesa ci sciogliesse, quando siamo stati perseguitati, noi avevamo la tentazione di dire: “Beh, è finito tutto. Ci fermiamo”. E invece sempre Chiara ci diceva: “Più di prima. Come prima, più di prima. Abbiamo ancora un attimo perché non c’è arrivata la notizia dello scioglimento. Ecco in questo attimo amiamo. Portiamo anime a Dio”. E questo ha portato avanti il Movimento, che non è stato sciolto, proprio perché nei momenti in cui eravamo moribondi, in quell’attimo amavamo e davamo la vita per gli altri.

Non scoraggiamoci mai. Dopo, raccontandoci le esperienze, possiamo anche trasformare in amore tutto quello che sentiamo dentro. Si fa unità con tutto: mangiando insieme, comunicandoci delle impressioni personali, ma come un atto d’amore, non perché quella cosa vale.

L’amore è. Il dolore non è.

1) Suor Lucia Ripamonti (1909-1954) religiosa delle Ancelle della Carità (Brescia). Attualmente Serva di Dio.

 

 

About Luca Tamburelli

Sposato e padre di fue figli, vivo in Francia, a Annonay, presso Lione. Sono amico di Maras e di moltissimi suoi amici.