18 – Commento al Vangelo: “Amate i vostri nemici”

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Dintorni di Loppiano, loc. Borroni

Dintorni di Loppiano, loc. Borroni

PREMESSA

Quella che segue è una trascrizione da un commento di Maras al Vangelo del giorno. Si tratta quindi di una trascrizione di un parlato che espressamente non abbiamo voluto cambiare per rispetto dell’autore ben sapendo che al lettore richiederà un supplemento di attenzione. Maras in queste conversazioni, partiva dalle letture del giorno e le commentava direttamente senza nessun altro supporto se non il Vangelo e l’attenzione di chi ascoltava.

“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. (Mt. 5, 43-48)

Questo discorso molto chiaro di Gesù ci fa capire che il suo messaggio, che lui ha portato e noi abbiamo accolto, non è di questo mondo. Quindi, tutto ciò che è secondo questo mondo, non è ancora cristiano. Ci sono tante cose buone nella nostra vita, però tutto quello che è secondo il mondo, che il mondo potrebbe capire, non è ancora il cristianesimo.

Il cristianesimo comincia lì dove il mondo non capisce. Perché amare i nemici, pregare per i persecutori, questo il mondo non lo capisce, non lo può capire e non lo capirà mai. Il mondo non comprende lo straordinario, ma solo l’ordinario, la routine, far quello che tutti fanno, il comportarsi secondo la legge naturale: tutto ciò il mondo arriva a capirlo, il mondo “buono”, fatto di “cose buone”.

Ma il mondo non comprenderà mai una vocazione, perché è una chiamata straordinaria a uscire fuori dal normale; non può capire la verginità, perché uno scelga di non vivere secondo la carne, mentre tutta la natura è orientata a questo. E il lasciare padre, madre, campi, soldi, carriera, amare i nemici … il mondo non lo capirà mai.

Per cui tutti i santi, i martiri che sono morti pregando per i nemici, a cominciare da Gesù che ha detto: “Perdona loro perché non sanno quello che fanno” (“Perdona, perdonate di cuore” – ha detto Gesù e l’ha fatto; perciò, non solo perdonare semplicemente, ma di cuore), hanno fatto una cosa non umana, naturale, ma questa cosa è cristiana. Là comincia il cristianesimo. Si comprende come “Amare Gesù Abbandonato” (1), “Vivere Gesù Abbandonato” in pratica contenga tutto il cristianesimo. Esso si vede lì dove l’umano è finito, l’umano non arriva. Per cui “Ama G.A.” (1) è uguale a “Sii cristiano”!

Ritrovare vuol dire aver perso

Tutto il resto può essere o non essere, venire in sovrappiù o non venire, per cui si può ritrovare l’amore umano, il cuore di carne, l’amarsi come amici, tutto si ritrova: però se c’è il cristianesimo, possiamo amarci. Ma il cristianesimo vuol dire “al di là della natura”, non “prima della natura”, al di là di aver perso tutto, non prima di aver perso tutto. Il cristianesimo è anche ritrovare, ma ritrovare vuol dire aver perso. Ecco perché si dice sempre “G.A.” e nient’altro, “l’Ideale” e nient’altro. Dio poi vuol dire G.A., Dio solo vuol dire perder tutto, tutto ciò che non è Dio. Facendo così in seguito capiamo che Gesù poteva anche comandare di amare i nemici: è normale, perché al di là dell’umano il divino è universale. Allora, nemici o amici son tutti prossimi; si amano in maniera diversa, ma son tutti uguali: l’amore c’è sempre.

Se noi sentiamo vivere questa divisione dentro, queste simpatie e antipatie, queste attrazioni e repulsioni, siamo ancora nell’umano. E’ l’umano che ha tutto ciò. L’universale è al di là di questo. E Gesù è venuto a portare un’altra legge, che è la carità, che fa piovere sui buoni e sui cattivi: questo è universale. “Amare tutti come il Padre vostro, il quale, siccome è Amore, universale, ama; ama perché ama”. Non è attratto o respinto, lui ama sempre. I peccatori sono loro a respingere Dio, ma Dio non è respinto da loro. Egli ama sempre, anche se uno è peccatore, anche se uno non lo vuole: questo vuol dire essere universale. Se non siamo universali, siamo particolari, cioè umani, cioè “mortali” nel senso vero: persone che hanno una legge di morte nella loro carne, mentre Gesù è venuto a portare una legge di vita. Bisogna convertirsi dentro, essere cristiani, cioè avere una vita non naturale, non fatta di preferenze o simpatie e antipatie, ma la vita del Padre che è perfetto perché ama tutti.

Dintorni di Loppiano, località Borroni

Dintorni di Loppiano, località Borroni

Gesù può essere un ostacolo

Noi quindi abbiamo scelto Dio e dobbiamo diventare perfetti come lui. In questa strada incontriamo Gesù che è il “mezzo” per andare al Padre. Però dobbiamo sempre ricordarci che l’Ideale è Dio, perché altrimenti Gesù può essere un ostacolo. Poiché se non guardiamo a Dio come ideale e noi guardiamo a Gesù, noi non lo conosciamo Gesù, gli attribuiamo dei nostri sentimenti. Allora, siccome Gesù era uomo, diciamo anche che lui aveva delle preferenze, quindi queste sono buone. Anche lui ha avuto dei sentimenti: certo ha sentito qualcosa, quando Giuda l’ha tradito, che non ha sentito quando Giovanni lo amava: sentimenti diversi. Tuttavia, se non abbiamo sempre questa tensione verso Dio, praticamente non possiamo conoscere Gesù, quindi rischiamo di fermarci alla sua persona umana; umana come la vorremmo noi, non come la vuole Dio. L’eresia di certe tendenze moderne che vogliono fare di Gesù l’Ideale, è proprio in questo senso; Gesù certo è l’Ideale, ma come Dio lo vede, non come noi lo vediamo. Perché noi attribuiamo a Gesù dei sentimenti nostri. Invece, soltanto se andiamo verso Dio e amiamo G.A., cioè il contrario dell’Ideale che noi abbiamo come Gesù, vale a dire dell’idea che ci siam fatti di Gesù (un uomo intelligente, perfetto, capace, sano: però Gesù è anche stato abbandonato), se noi passiamo attraverso questo assurdo, possiamo conoscere Dio e da Dio conoscere Gesù.

Gesù visto da Dio, non da noi

Allora questo Gesù diventa un modello per noi, ma Gesù visto da Dio, non da noi. Ciò è molto difficile: bisogna guardare a Dio per aver l’occhio puro e conoscere Gesù. Dopo, allora, possiamo avere il cuore di Gesù, un cuore di carne, amarci come Gesù ci ama; ma Gesù lo conosciamo attraverso Dio, attraverso una morte a tutto ciò che noi pensiamo di Gesù, perché ogni uomo ha un ideale e questo ideale, secondo lui, è Gesù. Vedendo l’Ideale dell’uno o dell’altro (che tutti sono Gesù), vediamo che nessuno è Gesù. Ad esempio, per un pittore, la più bella persona che immagina è Gesù e lo dipinge in un certo modo; lo stesso è per un altro pittore che dipinge Gesù in maniera tutta diversa. Quale è Gesù fra questi? Per ognuno è l’uomo più bello. Nel campo dell’intelligenza e della salute, ognuno ha l’idea che Gesù è il più intelligente e il più sano: quindi, uno ha un cliché, un altro ha un altro cliché. Ma qual è il vero di questi? Il vero è quello che Dio pensa di Gesù.

All’opposto di quello che pensiamo

Perciò bisogna uscire dai nostri schemi ed in questo solo l’amor puro, l’amore di Dio passando attraverso G.A., cioè all’opposto di quello che pensiamo, ci avvicina alla conoscenza di Dio e quindi di Gesù.

In questo senso bisogna riproporsi Dio come ideale. Altrimenti cadiamo in un umanesimo. Invece il cristianesimo non è umanesimo. In seguito ci accorgiamo che esso è anche umanesimo, ma se è divino, se è cristianesimo è umanesimo. Il cristianesimo è morte a tutto quello che non è Dio. In certi momenti di dolore profondo ho sentito questa verità. Solo in certi momenti di dolore profondo per cui capisco la benedizione che è il dolore. Perché quando non c’è il dolore, ci sono troppe cose di noi che sopravvivono e quindi si esprimono in un’idea che è umana e che noi chiamiamo Gesù.

1) Gesù Abbandonato, secondo la spiritualità di comunione spiegata da Chiara Lubich, è Gesù che grida in croce l’esperienza di sentirsi abbandonato dal Padre per essersi addossato tutti i peccati e i dolori dell’umanità, secondo Mc.15,36 “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”

 

 

 

 

About Luca Tamburelli

Sposato e padre di fue figli, vivo in Francia, a Annonay, presso Lione. Sono amico di Maras e di moltissimi suoi amici.

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