19 – Commento alle Letture: “Rallegratevi nel Signore” (1a parte)

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La Vita è più forte...

La Vita è più forte…

PREMESSA

Quella che segue è una trascrizione da un commento di Maras al Vangelo del giorno. Si tratta quindi di una trascrizione di un parlato che espressamente non abbiamo voluto cambiare per rispetto dell’autore ben sapendo che al lettore richiederà un supplemento di attenzione. Maras in queste conversazioni, partiva dalle letture del giorno e le commentava direttamente senza nessun altro supporto se non il Vangelo e l’attenzione di chi ascoltava.

(Vedi la seconda parte qui)

“Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. IL Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”. (Fil. 4, 4-7).

Dice San Paolo: “Fratelli, rallegratevi nel Signore sempre, ve lo ripeto; rallegratevi la vostra gioia sia conosciuta a tutti gli uomini”.
Non dice gioia, dice affabilità, ma vuol dire un modo di fare pieno di cortesia, di gioia, di apertura, il vostro modo aperto, il vostro modo di prendervi dentro e di prendere dentro tutti, che sia conosciuto a tutti gli uomini. “Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù”.

Devono vederci contenti

San Paolo dà qui una linea di vita, dà un programma che non vale solo per i Filippesi, vale per tutti. Dice San Paolo: “Dovete essere sempre contenti e ve lo dico due volte, ve lo ripeto: sempre contenti nel Signore”.

Non contenti perché va tutto bene, non contenti perché abbiamo tanti soldi o abbiamo tanta salute o perché… tutte quelle cose che piacciono agli uomini. Contenti nel Signore, sempre. E questa cosa, questo esser contenti deve essere visto, devono vedere gli uomini che voi siete contenti, che voi siete convinti, che voi siete sicuri, che voi avete trovato la vita, che voi vivete la vita, che voi siete persone realizzate… tutti gli uomini devono vederlo “perché il Signore è vicino”. Quindi dalla vostra testimonianza gli uomini capiranno che il Signore c’è.
“Non angustiatevi di nulla”. Cioè non preoccupatevi, non abbiate angoscia. Questo lo fanno i pagani: si angustiano per i soldi, per il commercio, per le malattie. Però ogni necessità che avete, ogni cosa ditela a Dio e ditegliela con richiesta, (domanda), con preghiere, con suppliche. Non basta chiedergliela una volta, bisogna continuare a chiederla, chiederla con dolore a volte, con preoccupazione quasi, meglio con sollecitudine (perché preoccupazione sembra una parola negativa) e con ringraziamenti. Quindi non dimenticatevi di ringraziare.

Dio ama noi, non la nostra attività

Ed in tutto questo, in queste vostre necessità che possono essere gravi: può essere la fame, può essere la malattia, tutto; in tutto questo non perdete mai la pace, quindi pregate, domandate, ma non perdete mai la pace. Questa pace che va al di là di ogni intelligenza, cioè non si può capire, umanamente. Perché è la pace che hanno le persone che piangono, che hanno anche i cristiani che soffrono, che hanno anche i martiri che vanno al martirio, che il mondo non capisce. Però è questa pace che deve custodirvi sempre, custodire il vostro cuore e il vostro pensiero. E vi custodisce in Cristo. Questa pace che c’è anche quando non si sa cosa fare, anche quando non si conosce la volontà di Dio, anche quando è urgente risolvere un problema e non abbiamo la luce. Questa pace deve restare. Perché? Perché noi siamo di Cristo, custoditi in Cristo e ricordarci che siamo di Cristo. E quindi non importa che noi facciamo le cose o risolviamo. Cristo ci ama e Cristo ha pensato a tutto.

...fa fiorire il deserto

…fa fiorire il deserto

Ieri ho parlato un momentino con una focolarina. Ci sono stati dei momenti in cui lei ha avuto moltissima attività, con incarichi importanti nell’Opera di Maria, ci sono stati dei momenti in cui lei è stata ammalata e non ha fatto niente, nessuna attività, però soffriva, il dolore è una occupazione. Quando soffriva tanto, con una malattia come ha avuto lei. C’è un momento, ora, in cui lei non ha niente da fare. E’ venuta a stare alcuni giorni con le suore di Loppiano e in confronto all’attività che aveva è proprio niente. Ecco, lei mi diceva: non importa fare o non fare, agire o non agire, soffrire moralmente o fisicamente, importa essere di Dio, essere con Lui, sapere che Dio si serve di noi quando ci utilizza su un letto immobili e dobbiamo stare lì a soffrire; si serve di noi quando non capiamo bene che cosa fare: non importa! Quindi il cuore e la mente custodite da Cristo. Le cose vanno avanti lo stesso, diceva. Nei momenti in cui lavoriamo sentiamo la difficoltà del lavoro, lavoro fisico o anche il lavoro sulle anime, la responsabilità del lavoro sulle anime, una parola detta bene, un consiglio dato male. Quando non lavoriamo ci accorgiamo che l’Opera va avanti lo stesso, anche senza di noi, che Dio va avanti lo stesso e che a Dio non mancano i modi per dare consigli alle anime o per pensare alle persone. E dopo ritorniamo a lavorare ma con questa convinzione che è utile, però non è necessaria. Allora dobbiamo pregare, supplicare, fare tutta la nostra parte, però Dio è al di là di noi. E’ questa cosa che dà la pace. Quindi Dio ama noi, non la nostra attività. Ama noi non i nostri meriti: “Ho saputo fare tante cose”, “Ho convertito tante persone”, “Ho scritto tante lettere”, “Ho detto tante parole”.

Dio non ama i nostri discorsi, le nostre azioni, ama noi

“Ma io non sono bravo, non sono riuscito a fare questa cosa”. Non importa. Dio è amore. E questo lo dice anche San Giovanni in un altro punto: “E’ molto più grande di tutto quello che noi possiamo immaginare. Anche se noi immaginiamo che Dio è misericordia, che copre tutto, Dio è ancora più grande di queste cose che noi possiamo immaginare”. Quindi la pace di cui parla Paolo, questa pace, dobbiamo averla per questa nostra fede in Gesù, per questa nostra unità con Gesù. Perché quando ieri parlavo con questa focolarina, si sentiva che non era solo fede in Gesù, era unità con Gesù. Lei parlava di una persona che conosceva, una persona, con cui c’era un rapporto. E diceva: “Ecco mi ha fatto lavorare, adesso mi ha messa a riposo, mi ha fatto fare questa cosa, mi ha fatto fare quest’altra”. Ieri faceva freddo … gli ho chiesto il sole per domani … infatti oggi c’era il sole; era contenta. E m’ha raccontato alcune cose, così, dei piccoli fatti, molto piccolini, che io ho detto non li racconto ai focolarini, perché così vieni a raccontarglieli tu.

Fatti quotidiani, ma tanti: ogni momento un intervento di Dio, un miracolo, e tu dici: “Ma come mai a lei sì e a me no?”. E’ che lei sa vederle, essendo in unità con Dio, lei vede Dio all’opera, Dio che lavora; e quindi siccome lei ha detto: tutto ciò che è mio, è tuo. Vuoi il sole? Ti do il sole, una giornata di sole (perché faceva freddo). Allora questa pace che deve custodire i nostri cuori, le nostre intelligenze, è poi quella pace che ci permette di vivere in qualsiasi posto, in un focolare, in un letto ammalato, da sola anche.
Naturalmente, come dicevo ieri, Dio ci vuol far fare tante esperienze: l’esperienza della fame, l’esperienza del freddo, l’esperienza della solitudine, l’esperienza della ribellione, tutte tentazioni che sentiamo noi.
Io dicevo alle focolarine: dicevo che io in alcuni anni di vita di focolare ho fatto tante esperienze che mi hanno fatto capire la storia della Chiesa e dell’umanità. Ho capito perché ci sono state le ribellioni nella Chiesa e nella comunità, le rivoluzioni; ho capito cos’è la fame; perché un giorno solo, ma ho avuto fame; ho capito gli scismi (cioè le divisioni), lo scisma d’Oriente, d’Occidente, Lutero.

Vivendo in focolare si sperimenta tutto ciò che l’umanità ha sperimentato nel tempo, noi facciamo l’esperienza concentrata. E capiamo anche i santi che queste cose le hanno sentite e le hanno superate in amore. Ma si capisce perché l’umanità è sempre la stessa. E quando Paolo dice: “La pace di Cristo deve custodire i vostri cuori”, è l’unica pace che custodisce i cuori e le intelligenze perché il mondo non può stare in pace, perché ci sono dentro di noi tante tensioni che non ci permettono di fare la pace se non a piccoli gruppi e per qualche momento.
Nello stesso amore naturale fra l’uomo e la donna c’è qualche momento in cui va tutto bene e ci sono tanti momenti in cui non va tutto bene. Eppure lì c’è tutto che aiuta. Figurarsi poi quando si mettono assieme i gruppi, si mettono assieme le nazioni, razze diverse. La pace non è possibile. La pace di Cristo, che è una pace che va nel cuore, che prende il cuore e che permette di risolvere queste tensioni che ci sono e si sentono dentro.

(continua la prossima settimana)

About Luca Tamburelli

Sposato e padre di fue figli, vivo in Francia, a Annonay, presso Lione. Sono amico di Maras e di moltissimi suoi amici.