Maras (Alfredo Zirondoli) – La commemorazione ufficiale dell’Opera

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Rocca di Papa, 31 dicembre 2008

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Quando muore qualcuno della nostra famiglia è sempre una parte di noi che se ne va. Ma è anche una parte di noi che arriva alla meta: in Paradiso. Maras, come lo aveva chiamato Chiara indicandogli in Maria Assunta il suo dover essere, è arrivato ora lassù, e ci piace pensare che sia stata proprio la Madonna ad aprirgli la porta e ad accoglierlo in Cielo. Tantissimi di noi lo hanno conosciuto personalmente e si potrebbero raccontare molte cose di lui. Per ragioni di tempo oggi, però, possiamo limitarci solo a tratteggiare un breve schizzo della sua vita, aiutati anche da qualche testimonianza diretta.

Avremo modo in seguito, di ricordarlo più estesamente e nelle forme più appropriate. Maras nasce a Vallata di Concordia, vicino a Carpi, nel Modenese, il 31 maggio del 1926 da Livio Zirondoli e da Albertina Violi. L’influenza di Albertina – di cui, come quasi tutti sappiamo, è avviato il processo di beatificazione – fu davvero grande nella formazione di Maras, che attraverso di lei poté sperimentare l’amore di Dio fin dalla sua prima infanzia. Dotato di intelligenza fervida, pur con le difficoltà legate alla guerra, Maras poté completare brillantemente gli studi perfezionandosi all’Università di Milano in anestesiologia a soli 23 anni, diventando il medico più giovane d’Italia.

Il funerale di Maras

Il funerale di Maras

E’ in questo periodo che Maras, insieme con un gruppo di professionisti che abitualmente frequentavano la mensa della Cardinal Ferrari a Milano, incontra Ginetta Calliari, una delle prime compagne di Chiara, e con lei la spiritualità dell’unità. In pochi giorni sotto la forza convincente delle sue prime esperienze aderisce alla nuova vita trovata e poco più tardi col trasferimento a Pisa diventa una volta per sempre apostolo di essa”. Dunque, Maras aveva incontrato il Movimento dei Focolari e la sua vita ne era stata trasformata. (Lo intuì anche la mamma Albertina, da come parlava, si muoveva, e ne ebbe la conferma quando lo sentì dire che aveva trovato “l’Ideale della sua vita”). In clinica a Pisa, Maras, in breve tempo, aveva fatto funzionare il servizio di anestesia e la scuola di specializzazione e contemporaneamente si era formata attorno a lui una comunità di persone che attirate dalla sua testimonianza, volevano seguire il suo stile di vita.

Umberto Giannettoni, ora a Loppiano, ha ancora un vivo ricordo di quei tempi: “In un circolo sportivo dei Salesiani, fu invitato un giovane primario di anestesia a tenere una conferenza . Ci raccontò un’ affascinante serie di episodi, frutto del suo impegno di vivere il Vangelo nei rapporti quotidiani con malati, infermieri, medici, e quanti aveva l’avventura di incontrare ogni giorno. Si poteva cercare di vivere la Parola, trasportare il Vangelo nella vita quotidiana, nei rapporti di ogni giorno. Una scoperta che mi aprì un orizzonte nuovo e che cambiò completamente la mia vita”.

Il 22 novembre 1964 fu ordinato sacerdote assieme a Marco Tecilla. Per 15 anni, Maras è stato responsabile della Cittadella di Loppiano, insieme con Renata Borlone, formando varie generazioni di focolarini. Moltissime le testimonianze che potremmo raccontare. Ne citiamo solo alcune:

“Maras era un vero leader e sapeva interessare anziani e giovani alla sequela di Gesù. Le sue meditazioni erano semplici e attraenti, con un tocco di sapienza e una disarmante semplicità”. “Costruiva l’unità quando non c’era, assumendo su di sé il dolore, e la generava col suo amore, senza fare rimproveri”.

“Vedeva gli altri nel “dover essere”. “Sottolineava il positivo. Era così grande il suo amore, che ciascuno poi, capiva dal di dentro le cose che doveva cambiare”.

“Conquistava con la luce del carisma e con le sue esperienze di vita, che facevano rivedere l’azione di Gesù nelle persone”. “Di una grande sensibilità artistica. Bellissimi i suoi commenti al Beato Angelico. Il commento al quadro di Rembrandt, era un canto all’amore, alla misericordia, perché lui la viveva con gli altri”. “Aveva un cuore aperto, con una grandissima e particolare capacità di accoglienza, di ascolto interiore, dove ognuno poteva versare tutto quanto aveva nel proprio cuore”.

Valerio Ciprì (Lode) che è stato uno degli iniziatori del Gen Rosso, ci diceva : ”Maras ha sostenuto con tutto l’impegno il Gen Rosso fin dal primo istante della sua nascita. Ci seguiva in ogni nostro spostamento, parlando ora con l’uno ora con l’altro perchè avessimo sempre lo sguardo rivolto a Gesù Abbandonato che ci faceva superare le non poche difficoltà che abbiamo avuto, soprattutto nei primi anni. Maras suonava il violino quindi conosceva bene la musica. Ci insegnava come ascoltarci, come affiatarci nelle voci, come armonizzare ciascuna voce con quelle degli altri senza prevalere. Era in realtà un modo per insegnarci la cosa più importante che era quella di saper convivere con gli altri nella vita di unità accogliendo, servendo, mettendo in luce gli altri, facendo da sfondo, stando in silenzio quando occorreva, facendo da cassa di risonanza”.

Importante anche il suo contributo nel campo ecumenico. Soprattutto nel periodo in cui Chiara ebbe diversi contatti con il Patriarcato di Costantinopoli. Nel 1981 assieme a Palmira, Maras ha dato inizio alla cittadella di Montet in Svizzera. Vi è rimasto poi per cinque anni. Ecco come lo ricorda Palmira:

“C’era fra noi un rapporto fondato sull’unità nella verità. L’ho sentito sempre nell’amore, soprattutto verso Chiara. Questa fedeltà a Dio e a Chiara, nonostante tutti gli abbandoni della sua vita, lo hanno portato alla santità. Di questo io sono sicura. Questo io direi”. Nel 2000 si sono manifestati i sintomi di una grave malattia. Scrive a Chiara: “(…) volevo subito dirti grazie per sostenermi e illuminarmi in questo momento del mio Santo Viaggio”, e Chiara in diversi momenti gli risponde con frasi che diventano il suo riferimento: “Gesù in mezzo a noi continui (…) ad accrescere in te la certezza che tutto è amore Suo!” E in un altro momento: “Vivere l’attimo presente è la cosa più bella”. Giuseppe Garagnani, che in questi ultimi anni ha condiviso la vita di focolare con Maras a Roma, dice di lui: “Ogni giorno stava diventando più palese che la malattia non sarebbe regredita. Periodi di forti dolori si alternavano a brevi parentesi di tregua, ma ogni volta che si tentavano nuove cure, i danni collaterali vanificano il poco sollievo che queste producevano. Con tutto ciò, Maras cercava di non pesare in alcun modo su quanti vivevano con lui, sforzandosi di rispettare le esigenze di tutti e interessandosi della salute di ciascuno. La vita poteva dunque procedere nella normalità, rivolta sempre verso gli altri. E gli altri che si rivolgevano a lui erano tanti. Quante telefonate, quante visite, quanta corrispondenza! Cominciava ciascuno, ogni volta a interessarsi alla salute di Maras e continuava invariabilmente col trovarsi interpellato sui problemi suoi, su ciò che lo affliggeva e che Maras voleva condividere. Arrivato per consolare, ognuno usciva da quell’incontro consolato”.

Il 14 novembre scorso, invitato a dare la sua esperienza alla comunità del movimento di Lucca già gravemente debilitato diceva: “Bisogna sfruttare bene gli ultimi momenti che ci sono nella vita. (…) dobbiamo impegnarci. Il mondo cerca continuamente di distrarci con delle cose che non valgono; e invece noi dobbiamo impegnarci, perché… Gesù s’è impegnato; i cristiani, i martiri si sono impegnati; i Santi si sono impegnati. E alla fine della vita… ci sarà chiesto conto di che cosa abbiamo fatto. Poi, la ricompensa sarà abbondante, ma certamente quello che dobbiamo fare è molto importante. Nel mio primo incontro col Movimento rimassi folgorato quando una focolarina, parlandomi dell’Ideale, mi ha detto: “Gesù era sempre unito al Padre”. L’aveva detto Lui. Però, ad un certo punto, quando è stato sulla croce e ha gridato “Perché mi hai abbandonato?”… evidentemente non sentiva questa unità col Padre. E io ricordo, quella sera, che ho detto “Se Gesù ha amato così, senza aspettarsi niente, senza aspettare che il Padre rispondesse… io voglio vivere così! Io ho fatto tante cose nella vita, ho girato tante parti del mondo, però l’unica cosa che conta è che ho cercato di essere fedele a questa cosa, cioè di non aspettarmi mai niente, ma di amare sempre per primo. (…) più sono andato avanti nella vita dell’ideale, più mi sono accorto che Maria è sempre associata a Gesù, sempre. Quindi, amare Gesù “abbandonato” e vivere Maria, la “desolata”, sono due cose che vanno insieme. La nostra vita, se viviamo così è di una pienezza grandissima, lo abbiamo visto anche in Chiara, e questa pienezza fa venire il desiderio di farla conoscere a tutti, di testimoniarla a tutti”. Non potendo partecipare all’ultimo incontro dei focolarini all’Immacolata, così scrive a Emmaus:

“(…) Sono al limite delle forze però, come vedi, posso pensare, scrivere, ringraziare te, e in te tutti coloro che hanno pregato per la mia salute. Non potrò tuttavia partecipare ai raduni e questo è un dolore del quale ti chiederei di renderti interprete presso i tanti che avrei visto e rivisto (popi, pope, sposati) all’incontro. Ma proprio non ce la farei (…) la mia vita, la mia preghiera e la mia offerta quotidiana saranno per voi, con voi e in voi”. Adolfo Giorgio, ricordava un momento recente che l’ha particolarmente segnato: “In una delle ultime notti che passammo in ospedale a Firenze, volle dettarmi una breve lettera per il medico ematologo che lo aveva in cura. Fra l’altro diceva:  …E’ arrivato il tempo di “sciogliere le vele”…La ringrazio per tutto quello che ha fatto per me…Ora mi trasferisco a Rocca di Papa dove i miei amici focolarini si prenderanno cura di me… Affido la mia salute e la mia vita a Dio…Ancora grazie!”.

Ed ecco come Emmaus ha comunicato a tutti la sua partenza:

Rocca di Papa, 31 dicembre 2008

Carissime e carissimi, questa mattina alle ore 11, Maras (Alfredo Zirondoli), dopo una malattia durata otto anni, è partito serenamente per la Mariapoli Celeste. La recita dell’Ave Maria e  Gesù in mezzo con chi gli stava vicino – a Villa Emilio qui al Centro dell’Opera – hanno accompagnato il suo passaggio all’altra vita.

Maras ha vissuto quest’ultimo periodo di acute sofferenze con un amore particolare a Maria Desolata e con una grande dignità, cosciente del lavoro di Dio in lui. Recentemente, con le  lacrime agli occhi, chiedeva ad Angiolino Lucchetti, che lo ha assistito per vari anni, di ringraziare da parte sua quanti avevano pregato e offerto per lui. Una delle cose che più gli ha dato forza e gioia è stata comunicare spesso a Chiara tutto quanto stava vivendo. Dopo aver conosciuto l’Ideale nel ’49 da Ginetta Calliari, Maras è entrato in focolare a Firenze nel ’54. È stato uno dei pionieri della diffusione del Movimento in Francia, Spagna, Portogallo, Inghilterra, Irlanda, Algeria. Per 15 anni ha avuto la responsabilità della scuola di Loppiano e per 5 quella della nascente cittadella di Montet.

Aveva 82 anni. La sua parola di vita è: “Io ti ho glorificato sopra la terra compiendo l’opera….” (Gv 17,4). I funerali si svolgeranno venerdì 2 gennaio alle ore 11 nel Centro dell’Opera.

Preghiamo per lui ed affidiamolo a Maria Assunta – che lui ha tanto amato e di cui porta il nome – perché lo accolga con gioia in Paradiso,

Unitissima,

Emmaus