15 – Commento al Vangelo: “La parabola del seminatore” – Marco 13,3-23

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Pieve di S.Vito (XI secolo) a Loppiano_

Pieve di S.Vito (XI secolo) a Loppiano

PREMESSA

Quella che segue è una trascrizione da un commento di Maras al Vangelo del giorno. Si tratta quindi di una trascrizione di un parlato che espressamente non abbiamo voluto cambiare per rispetto dell’autore ben sapendo che al lettore richiederà un supplemento di attenzione. Maras in queste conversazioni, partiva dalle letture del giorno e le commentava direttamente senza nessun altro supporto se non il Vangelo e l’attenzione di chi ascoltava.

“Un contadino andò a seminare. Mentre seminava, una parte dei semi andò a cadere sulla strada: vennero gli uccelli e la mangiarono. Una parte andò a finire su un terreno dove c’erano molte pietre e poca terra; i semi germogliarono subito perché la terra non era profonda, ma il sole, quando si levò, bruciò le pianticelle ed esse seccarono, perché non avevano radici robuste. Un’altra parte crebbe in mezzo alle spine; crescendo le spine soffocarono i germogli e non li lasciavano maturare. Alcuni semi infine caddero in un terreno buono; i semi germogliarono, crebbero e diedero frutto; alcuni produssero trenta grani, altri sessanta, altri persino cento!”

Oggi è il Vangelo della semina. Il seme è la parola di Dio, quando non viene accolta è il Regno di Dio che non entra, allora viene il diavolo e porta via ciò che è stato seminato nel cuore. Questo, il seme seminato lungo la strada. Cioè quando la Parola di Dio non entra in un’anima, quando l’anima è liscia, piatta, che non ha capacità di ricevere, allora viene il diavolo e porta via, non resta più niente.

Il seme, invece, che è caduto nel terreno dove c’è un po’ di terra è uguale a quell’uomo che ascolta la Parola, la accoglie con gioia, ma non ha radice, cioè non ha profondità, cioè non è costante e allora quando giunge una persecuzione o una difficoltà subito resta scandalizzato. Quando il grano cade fra le spine, comincia a germogliare il grano, però dopo ci sono le spine che sono più forti e allora soffocano la pianticella e questo è la preoccupazione del mondo, l’inganno della ricchezza che soffocano la parola depositata nelle anime. Quindi l’anima l’accoglie però ci sono le preoccupazioni della ricchezza o del mondo e allora la Parola non viene più bene, viene soffocata e muore. Finalmente il grano caduto nella buona terra, vuol dire che la Parola è caduta in un buon terreno, viene capita e da frutto e dà il 100%, il 60%, il 30%.

Una povertà totale

Vediamo un po’ cosa siamo noi, siamo il buon terreno o siamo la strada? O siamo i sassi? O siamo le spine? Certo il seme è la Parola di Dio e quella è buona; noi in genere l’abbiamo accolta, se siamo qui è perché l’abbiamo accolta. Però se noi non abbiamo sufficiente profondità, se siamo superficiali, abbiamo poco spazio, la parola va dentro poco, dopo un po’ viene una difficoltà o una persecuzione a causa della Parola, che può venire dal nostro uomo vecchio o dagli altri, allora siccome non c’è profondità, non ci sono le radici, allora uno va giù e quindi è finito tutto, la Parola non ha dato frutto. Allora cosa dobbiamo fare noi? Dobbiamo cercare di avere profondità, di accogliere la Parola, ma molto, in modo che appena … far tanto spazio, in modo che la Parola di Dio venga dentro subito in profondità. E per questo bisogna essere molto aperti, poveri, che aspettano, una povertà totale, che vuol dire una fiducia in Dio, attesa di Dio. Perché se noi abbiamo tutta la nostra vita così, più o meno organizzata e c’è un piccolo spazio per Dio, Lui riempie quel piccolo spazio che c’è, ma non va giù, non si approfondisce; dopo arrivano le persecuzioni e allora noi non accogliamo la Parola praticamente e dopo è difficile viverla, troppo impegnativo, troppo duro, è più facile vivere come prima.

Le preoccupazioni del mondo

Oppure dice Gesù, ci sono le preoccupazioni del mondo e l’inganno della ricchezza, ecco sono due parole molto importanti. Le preoccupazioni del mondo, cioè vivere come il mondo vive, che ha dei valori il mondo, però noi abbiamo degli altri valori molto più importanti che sono quelli di Dio. Se noi facciamo il confronto fra Dio che è eterno e infinito e immutabile e sempre nuovo, è amore; e confrontiamo i valori del mondo, vediamo che non c’è paragone, che è meglio scegliere Dio; se invece noi non abbiamo presente questo Dio che non è entrato dentro di noi, ma è soltanto entrato nella testa, ha toccato la testa o le abitudini, così siamo cristiani di tradizione o perché lo fanno anche gli altri o perché è bello essere buoni e siamo buoni anche noi, ma non è una cosa profonda allora il mondo coi suoi valori ha ancora un’attrazione, per es. diventare qualcuno; per es.: riuscire in qualche cosa; per es.: affermare un’idea; per es.: fondare un ospedale … tutte queste cose ci sono in tanti, ci sono tanti modi di affermarsi. Oppure vi si è fatto una famiglia, una buona famiglia e, insomma, la famiglia è un ideale, un valore che può essere un ideale, ma anche può essere un attaccamento, dipende se noi vediamo le cose come Dio le vuole, attraverso la sua Parola e la sua volontà oppure con lo spirito del mondo, noi possiamo avere le preoccupazioni del mondo e allora la Parola di Dio si soffoca. Quante volte ho visto dei Focolarini che dubitavano della loro chiamata, perché le preoccupazioni del mondo erano diventate più forti, dicono: “Guarda come sarebbe bello fare una famiglia”. Oppure tante altre preoccupazioni del mondo buone o cattive, dico buone perché farsi una famiglia è una cosa buona, fare un ospedale è una cosa buona, poi ci sono invece le preoccupazioni del mondo non buone. Però tutte queste possono soffocare la Parola di Dio.

E l’inganno della ricchezza, la ricchezza è veramente un inganno perché uno crede che coi soldi fa tutto, effettivamente in questo mondo coi soldi si fa tutto, ma nell’altro mondo coi soldi non si fa niente, i soldi non valgono, coi soldi su questa terra uno può farsi una vita agiata, può farsi tanti amici, può fare tanti viaggi … però in questo mondo, nell’altro mondo i soldi non valgono niente, il mondo dei valori veri, il mondo di Dio, lì ciò che vale invece è l’amore, cioè il dolore, con l’amore e il dolore si fa tutto, con l’amore-dolore nel mondo nostro dei valori veri, nel mondo dei figli di Dio, degli amici di Gesù, è con la croce che si fa tutto – direbbe S. Grignon de Monfort – che vuol dire con l’amore, con l’amore si fanno degli amici, con l’amore si trovano cento madri, cento padri, cento sorelle … con l’amore si trovano cento case, cioè col dolore.  Ci si fa una vita confortevole, come il figlio dell’uomo che ha il centuplo, ma anche non sa dove posare il capo, come Gesù, ma ha anche il centuplo, andava a Betania, aveva tutte le case dei suoi discepoli, però Lui non sapeva anche dove mettere la testa. Ecco, così anche noi abbiamo questo centuplo, quindi con l’amore-dolore noi abbiamo la possibilità di farci una vita di confort evangelico; è quello che Chiara dice il paradiso terrestre che si deve vedere, poi si può avere tutto praticamente, i santi sono diventati qualcuno, hanno fatto grandi cose, i santi, e sono rimasti nella storia.

Pieve di S.Vito a Loppiano (FI)

Pieve di S.Vito a Loppiano (FI)

L’importante è realizzare ciascuno il quoziente ricevuto da Dio

Quindi basta che noi capovolgiamo questi valori, quello che per il mondo è i soldi, per Dio è l’amore e il dolore; se noi scegliamo questi valori veri, che sono l’amore-dolore, praticamente realizziamo il desiderio di essere qualcuno, perché noi siamo creati per essere figli di Dio e quindi noi non siamo persone con complessi, bisogna essere persone realizzate, ché ci sentiamo figli di Dio, quindi persone capaci di aver dei rapporti con gli altri, di farci degli amici, però questo su un piano che non è quello del mondo, quindi non è la preoccupazione del mondo e l’inganno delle ricchezze, ma è la realtà, non l’inganno, della vera ricchezza che è Dio, che è l’amore. Ecco Dio ci ha detto … attraverso questa parabola Gesù ci spiega come fare a vivere bene, dice: accogliete le mie parole, per accoglierla fate quel vuoto, spostate tutto, tutto, fate una grandissima capacità ed io la riempirò; più grande è la capacità, più grande è il pieno che viene in noi; allora questa persona che ha questa pienezza, questo pieno darà il cento per cento. Qualcuno darà sessanta, qualcuno darà il trenta, ma non il trenta per cento, darà il trenta perché gli è stato fissata quella quota. Cioè ognuno di noi quando nasce ha una certa quantità di possibilità di energie, ha un numero, quando uno si è realizzato pienamente, pienamente è trenta. Ognuno ha un quoziente, importante è che realizzi quel quoziente, Gesù non vuol dire che uno dà il cento per cento, l’altro dà il trenta per cento e l’altro da il sessanta per cento; uno da trenta, uno da sessanta e uno da cento, cioè realizza sé stesso nella misura che Dio ha pensato lui, uno è grande, uno è piccolo, c’è San Francesco e c’è San Bonaventura o Santa Chiara, nel disegno di Dio sono santi tutti però nel numero che Dio ha dato a loro, per esempio San Francesco doveva fare una rivoluzione enorme, più di S. Teresa di Lisieux, che è una grande santa anche lei, però non ha rivoluzionato il mondo come l’ha rivoluzionato San Francesco. Noi abbiamo ancora meno, perché il nostro numero è più piccolo, però l’importante è che sia il numero pieno, non una frazione, non che manchi qualcosa.

Una volta è stato domandato a don Foresi: l’Ideale aumenta l’intelligenza di una persona? Aumenta le capacità delle persone? Don Foresi ha detto: no, però tutta quell’intelligenza che ha viene utilizzata perfettamente, quindi l’Ideale non aumenta, se uno è nato con 200 di potenza, l’Ideale gli fa realizzare duecento, senza Ideale uno realizza 80, 50, 20, la maggior parte delle persone non si realizzano mai. Tante persone non hanno fatto né la metà di quello che potevano fare, non hanno utilizzato l’intelligenza, perché hanno preferito dormire.

Ci aiuti ad essere niente come Lei era niente

La maggior parte della vita di quelli che vivono non per Dio, è proprio una non vita. Invece con l’Ideale noi realizziamo completamente noi stessi, però, uno è più grande e un altro è più piccolo; quindi anche fra noi non dobbiamo dire: ma io devo arrivare ad essere quello lì, io devo arrivare a fare la volontà di Dio come quello lì l’ha fatta, come Chiara la fa. Ma non posso io aver il disegno di Chiara, importante è che io sia uno con Chiara. Chiara ha cento, io ho dieci però basta che io sia dieci, se sono nove va male; se Dio ha pensato a me dieci e io sono nove, quell’uno che manca io lo devo tirar fuori da qualche parte, in purgatorio o con la comunione dei santi, in qualche maniera perché in Paradiso non vado dentro, perché non sono pieno.

Per concludere: chi è la buona terra? Il buon terreno? Chi ha fatto fruttare la Parola di Dio pienamente? Chi è quella creatura che ha fatto quel vuoto totale in modo che Dio potesse vivere perfettamente il suo disegno in Lei? Questa creatura è Maria.

Preghiamo la Madonna che ci aiuti ad essere niente come Lei era niente, a non aver preoccupazioni né per il mondo, né per le ricchezze, a non essere superficiali come lei non lo era, Lei non è stata, sempre ha vissuto per Dio, allora riusciremo ad essere quella buona terra nella quale la Parola viene depositata e dà frutto. Che poi siamo il trenta, il sessanta o il cento non importa, perché saremo una piccola Maria, dice Chiara, però un’altra Maria, piccola, saremo il trenta, saremo il due, ma non due per cento, non è una percentuale, è proprio un numero diverso.

 

About Luca Tamburelli

Sposato e padre di fue figli, vivo in Francia, a Annonay, presso Lione. Sono amico di Maras e di moltissimi suoi amici.